FALSI MANAGER E INVESTIMENTI IN PILLOLE

 

 

Ogni anno con la stesura della legge finanziaria si assiste alle dichiarate necessità di contrarre la spesa farmaceutica. E allora giù fiumi di interventi perché chi gode privilegi non vuole rinunciare ad essi, soprattutto quando questi producono lucrosi profitti.

In particolare le lobby, vogliono godere delle agevolazioni e delle protezioni offerte dal SSN, in assenza quindi di un vero rischio imprenditoriale e, nel contempo, farebbero lucrose operazioni  aggirando la legge.

L’industria del farmaco in questo caso paventa sempre contrazioni dell’occupazione, soprattutto tra gli ISF, minacciando il ricorso a mobilità e licenziamenti, anche se, per contro, bisogna render noto che,  nel corso degli ultimi cinque anni, nonostante le dichiarate “crisi strumentali”, c’è stato un incremento dell’occupazione tra gli ISF, però grazie al ricorso a contratti atipici, con le conseguenti precarietà che da essi derivano.

Noi sosteniamo, invece, che le risorse attualmente attribuite alla farmaceutica siano sufficienti non solo a garantire la giusta risposta alle richieste di salute pubblica, ma anche una adeguata tutela dei livelli occupazionali, utilizzando il CCNL e i  contratti a tempo indeterminato.

Tuttavia, nella giungla delle anomalie,  non possiamo tacere sul fatto che gli ISF, lungi dal dipendere funzionalmente e gerarchicamente dal Responsabile del Servizio Scientifico, così come disposto dalla legge - giacché la legge non prevede filtri tra questi e gli ISF - , vengono, nella realtà, fatti dipendere dalla Direzione marketing e vendite delle aziende. Tanto è che la qualità del Servizio di Informazione Scientifica sui farmaci ad uso umano, esplicitata dalle aziende attraverso gli ISF, viene verificata sul numero di pezzi che gli stessi ISF potranno riuscire a “vendere”. 

Ciò crea innanzitutto una distorsione nei processi di formazione dei lavoratori, a cui vengono erogate (per restare in tema di farmaco!) “gocce” di superficiali nozioni scientifiche sui farmaci di cui dovranno successivamente portare informazioni ai medici, non viene fornita nessuna informazione/formazione sulle leggi che regolano la materia  e, infine, vengono elargiti numerosi argomenti di marketing  per la “promozione” dei farmaci nei modi più  “elastici”.

E’ chiaro quindi che, essendo stati formati in modo anomalo e volutamente deviati verso il consumo, gli ISF sarebbero pertanto indotti a pensare che tutte le operazioni di marketing utilizzate sul territorio, anche quelle che si potrebbero realizzare di nascosto o con cospicua partecipazione di fondi neri, siano poi perfettamente lecite.

Ma attenzione cari ISF perché qui casca l’asino!! Queste illecite operazioni (dicevamo del “nero”) rischiano di diventare un temibile boomerang per gli stessi ISF, i quali, dopo aver fedelmente eseguito gli ordini dei superiori, qualora non dovessero raggiungere i famigerati obiettivi di vendita imposti dall’azienda, potrebbero trovarsi nelle condizioni di doversi difendere dall’accusa di aver truffato l’azienda stessa.

A tale riguardo vi vogliamo raccontare una storiella. C’era una volta, nel paese della cuccagna, qualche Area Manager (quindi l’Azienda!) che sollecitava (a voce!) gli ISF della sua équipe a recuperare ricevute per pasti, da ristoranti e  bar, esponendole in nota spese al fine di chiedere  il rimborso all’azienda; il ricavato sarebbe dovuto poi servire per avere tanto “nero” da utilizzare e far fruttare attraverso “donazioni” a “operatori sanitari”, i quali si sarebbero poi impegnati, a loro volta, a chiudere il cerchio con una serie di ordini diretti degli ISF. Era quindi troppo bello avere notevoli somme di danaro contante da spendere senza lasciare traccia, anche perché c’era qualcuno, che, ritenendosi ancora più scaltro, faceva defluire una parte di quei soldini nelle proprie tasche. Stando così le cose chi mai se ne sarebbe potuto accorgere? Era comunque consuetudine denominare questo flusso sotterraneo di danaro  con termine borsistico: investimento!

Ma poiché non tutte le ciambelle nascono col buco, quella volta era successo qualcosa di strano, perché le previste vendite  non erano arrivate. Forse che gli “operatori sanitari” avessero deciso di intascare il malloppo senza dare il corrispettivo in pezzi? O il “concordato” non era riuscito a produrre i pezzi pattuiti? Il dubbio correva sul filo….. ed a dipanare i dubbi era poi intervenuto l’area manager che, mettendo l’ISF alla gogna, lo induceva con pressioni più o meno evidenti e pesanti a dare, in tempi brevissimi, le dimissioni.

Le parole che l’area manager di turno utilizzava per l’occasione le avevamo già viste scritte in qualche manuale per giovani signorsì decerebrati, di cui vi diamo qualche striminzito esempio:

         “Non sei adeguato per quest’ azienda, mi impegno io a trovarti qualcosa per le tue caratteristiche!”

         “Io avevo un amico che faceva l’ISF, ma l’ho convinto a cambiare settore e darsi all’insegnamento; oggi quest’amico quando mi incontra mi abbraccia e mi ringrazia; io ti vedo bene a fare l’insegnante!”

Chissà perché a questi incontri non ci sono mai testimoni.

         “Non sei aggressivo a sufficienza, noi abbiamo bisogno di uomini d’assalto, tu fai solo informazione scientifica. Dimettiti,  perché altrimenti ti licenzio!”

         “Se non ti dimetti, ti rovino e ti precludo la possibilità di trovare lavoro in altre aziende, perché poi risulta nel tuo libretto di lavoro che sei stato licenziato.”

 

Purtroppo, non essendo riuscito nel suo intento, nonostante l’uso e l’abuso delle frasi tratte dal manuale succitato, il focoso area manager si adoperava per rincarare la dose, anche perché era necessario che l’ISF fosse sbolognato per non lasciare traccia…..  Ecco quindi arrivare a casa dell’ISF il boomerang di cui si diceva sopra: una lettera raccomandata A.R. con cui si contestava all’ISF di aver  richiesto rimborsi per pasti mai consumati e di avere pertanto truffato l’azienda; non solo, ma l’azienda gli stava chiedendo anche la restituzione delle somme ingiustamente percepite. L’ISF stentava a credere ai propri occhi, non riusciva a darsi una ragione per ciò che stava accadendo e gli sembrava tutto ammantato di un quid di surreale.(Ma come, non era stata l’azienda a chiedere all’ISF di trovare le ricevute dei ristoranti per avere la possibilità di spendere,  ponendo la massima attenzione a non lasciare traccia? Si, ma a voce e senza testimoni!) Travolto da questo inaspettato vortice, l’ISF aveva successivamente fornito le sue giustificazioni in merito, affermando anche che quei pasti li aveva veramente consumati. Però si era guardato bene dall’affermare che tutto gli era stato suggerito/imposto dall’area manager. Ma come nelle  favole peggiori anche qui ci era scappato il morto. Infatti l’azienda, non ritenendo valide le tesi portate a sua discolpa, aveva licenziato il povero ISF, il quale aveva successivamente impugnato il provvedimento dell’azienda ed aveva posto la questione davanti al giudice del lavoro, cercando di ottenere la riassunzione. Ma le sorprese non erano ancora finite ed infatti, con un colpo di scena, prima dell’udienza preliminare, l’azienda si era fatta avanti offrendo una cospicua somma in danaro per pagare il silenzio dell’ISF e le sue dimissioni. Il malcapitato accettò tutto: denaro, perdita del posto di lavoro e stop del processo.

C’era poi, vicino al paese della cuccagna, un posto ancora più attraente detto paese del bengodi. In questo posto vi era una usanza molto singolare. Infatti l’area manager, di concerto con l’ISF, ritenendosi grande stratega, utilizzava un sistema un po’ diverso nella forma, ma molto simile nella sostanza. Infatti per regalare, in occasione della festa della befana, dei computer portatili alle figlie degli “operatori sanitari” usavano chiedere ai rivenditori una fattura di importo uguale al costo dei computer su cui però, al posto dei computer, si faceva figurare una serie enorme di oggetti di effimero valore, fino a completa corrispondenza del valore dei computer. Pare che queste fatture servissero per depistare eventuali controlli, i quali, qualora ci fossero stai avrebbero dovuto prendere atto che gli “oggetti” regalati dal settore marketing agli “operatori sanitari” erano appunto oggetti di valore trascurabile. E se anche in questo caso l’ISF non dovesse raggiungere le vendite dei farmaci che l’azienda gli chiede? Si comincia con il balletto delle pressioni e si attribuisce all’ISF il broglio della fattura.

Tornando alla realtà, si sottolinea come  buona parte delle responsabilità del marcio in cui versa il nostro settore è da attribuire alla mancanza assoluta di controlli ed alla presenza,  nelle aziende, di manager che non riuscirebbero a superare il colloquio per la ricerca di   venditori di noccioline, alla spiaggia di Rimini, nel periodo di massima presenza turistica.

Infatti non riusciamo a capire i motivi per cui i manager del marketing farmaceutico, invece di cercare gloria e soldi nelle aziende che commercializzano beni di largo consumo, dove il mercato è veramente libero e  non esiste limite alla fantasia nel trovare soluzioni per l’incremento nelle vendite, dalla dilazione di pagamento alle varie regalie per i loro clienti, si tuffino invece a braccia aperte nell’industria del farmaco dove, al contrario, esistono precisi e rigidi vincoli di legge e dove la stessa legge tiene separato il settore medico-scientifico da quello del marketing.

Qui verrebbe  inventato ogni escamotage con il solo fine di  aggirare o eludere la legge. Ma ciononostante, costoro verrebbero visti girare, per i corridoi delle aziende e nelle riunioni delle aree, sempre con il petto in fuori e ostentando quella sicurezza che, ahinoi, è proprio la caratteristica degli insicuri e degli spiriti deboli. Ma ci viene un piccolo sospetto: non è che forse  questa gente, guardandosi allo specchio ed individuando, a partire dalla faccia, scarsa capacità di operare con onestà, ma con notevole propensione al sotterfugio, all’imbroglio, alle ruberie abbia pensato che in un settore dove il mercato è libero avrebbero scarsissime possibilità di successo? E allora cosa c’è di meglio se non tentare la strada dell’arricchimento facile ai danni dello Stato? Infatti chi si è spostato dal farmaceutico ad altri settori imprenditoriali, avrebbe  veloce fatto retromarcia, per evidenti incapacità a confrontarsi in maniera “aperta” con il libero mercato. Nel farmaceutico pare sia concesso di tutto; tanto, i controlli ed i controllori sono latitanti…….

Il mondo farmaceutico, dalla ricerca alla produzione ed alla commercializzazione, riteniamo non abbia necessità di questi personaggi. Non ne sente il bisogno e non li vuole.

L’epoca di farmacopoli pare abbia insegnato a costoro che tutti gli imbrogli sono ancora possibili. Appunto, l’epoca di farmacopoli.  Quell’ epoca, di cui l’Italia intera ha giustamente condannato i guasti e  le persone che li hanno prodotti.

Quelle persone, che di fronte agli attuali “manager” farmaceutici sembrano essere addirittura dei francescani e che  hanno segnato in maniera indelebile le coscienze dei cittadini e le casse dello stato,  sono uscite di scena.

Purtroppo  i rincalzi  risultano essere peggiori dei loro maestri.

Ma il settore è ormai giunto al capolinea, per cui dobbiamo assistere agli ultimi colpi di coda di un ciclo ormai chiuso.

L’informazione scientifica deve tornare ad essere protagonista, perché da sola basta a soddisfare giusti e leciti profitti per le imprese, livelli occupazionali adeguati, richiesta di salute da parte dei cittadini-contribuenti, corretto uso del farmaco e contenimento della spesa.